AKELO

La Realizzazione di un Orafo Etrusco Contemporane.

Con molto gratitudine al Maestro Orafo Andrea Cagnetti, una Conversazione con Akelo.

 

 

akelo

 

Com’è nata la sua relazione con l’oreficeria e cosa l’ha portata a lavorare nel tradizionale stile etrusco?

Tutto nasce dal mio amore verso l’archeologia, l’arte e le scienza in generale. Nello specifico ero influenzato dalla cultura etrusca in quanto vivo in una zona ricca di resti e scavi di questa civiltà. E, siccome uno dei cosiddetti “misteri” della cultura etrusca è quello relativo alla fattura dei gioielli, ho voluto investigare su quell’aspetto sia da un punto di vista tecnico che stilistico. Ma, a  essere precisi, il mio lavoro non si basa solo sull’influenza etrusca. Parte da lì ma fa riferimento a tutte le tecniche orafe utilizzate nell’antichità, e abbraccia un periodo che va dal 3000 A.C. circa al Rinascimento.

Lei è conosciuto per il suo stile di vita solitario, quasi monacale: è stata una scelta di vita personale o intrinseca alla disciplina e fondamentale per raggiungere la sua abilità artistica?

Mi piace definirmi… un uomo del Rinascimento, che ha voluto isolarsi nella sua minuscola “bottega” per forgiare gioielli: tutti pezzi unici, creati dalla mia fantasia, ma “eredi”, come dicevamo, delle tecniche antiche. Questo, del resto, è il mio modo di lavorare: credo che per ottenere dei risultati significativi, servano concentrazione e dedizione assolute, al di fuori di scorciatoie di qualsiasi tipo. Ho scoperto solo dopo, leggendo dei testi alchemici, che questo stile di vita è legato a molti personaggi di rilievo sia nell’alchimia che nell’arte e nella scienza.

 

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Come si è sviluppata la sua carriera negli anni? Come ha cominciato e ha raggiunto il riconoscimento internazionale?

L’essere nato a Corchiano (Viterbo), sul suolo dell’antica Fescennia, non poteva che colpire la mia immaginazione di bambino. Già a 6-7 anni, mi aggiravo tra le tombe etrusche, ascoltando rapito le parole della mia maestra Gertrude. Tra quelle pietre seccate dal sole, sognavo di scoprire un incredibile tesoro. Alle fantasie infantili seguirono, da adulto, gli studi delle fonti letterarie greche e latine e soprattutto la folgorante scoperta del sapere alchemico. A colpirmi fu, in particolare, il Libro Segreto dell’alchimista Artephius, vissuto, secondo la leggenda, più di 300 anni e patrono dei Rosa-Croce, forse la confraternita più misteriosa della storia occidentale. Proprio grazie allo studio approfondito di questo sapere alchemico e delle fonti letterarie greche e latine, che mi sono avvicinato in modo progressivo all’oreficeria e ho messo a fuoco gli strumenti e le tecniche attraverso i quali etruschi, greci e romani realizzavano i loro monili, elaborando, nel contempo, un mio personale linguaggio criptico. Poi a un certo punto della mia carriera, ho iniziato quando a presentare i miei studi e il mio lavoro alla stampa, ottenendo un’ampia risonanza sia a livello nazionale che internazionale

Che impatto ha avuto il lavoro sulla sua vita, o pensa che non ci sia separazione tra arte e vita?

Non c’è separazione, la linea di demarcazione non esiste. A certi e per certi livelli l’arte diventa la vita… e senza arte sarebbe difficile vivere.

Oggi c’è un’enorme pressione sugli artisti a partecipare e promuovere se stessi sui social media: lei accetta o rifiuta questo tipo di pressione a essere “presenti” online? E cosa pensa del potenziale impatto negativo che questa pressione può avere sull’espressione artistica?

Naturalmente tutto è importante per promuovere la propria arte. Ma credo che l’artista debba essere impegnato quasi esclusivamente sul proprio lavoro. Oggi purtroppo, e questo non vale solo per l’arte, si pensa di più al marketing, che a ciò che conta davvero… al punto che molti “artisti”commissionano ad altri le loro opere… ma questa è un’altra storia

Gli amanti del bello sono sempre affascinati dalle personalità carismatiche degli artisti e dalle ripercussioni che queste hanno sulle loro opere… Ciò vale anche per la sua vita e il suo lavoro?

Impossibile per un artista prescindere dalla propria personalità, intessuta di emozioni, passioni, gioie e dolori, stati mentali, esperienze di vita. La sua opera diventa inevitabilmente specchio diretto o indiretto della sua umanità…  E tutto ciò ovviamente è stato vero anche per me.

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In che misura esplora le connessioni tra tecnologie e strumenti contemporanei e tradizionale artigianato manuale?

Sempre, tutti i giorni. Ma il mio lavoro si basa soprattutto sulla persona… sulle mie mani; questo rende un opera viva con un’anima… e per me fa la differenza. Naturalmente utilizzo anche attrezzature contemporanee per le mie sculture, ma questo non deve mai passare in primo piano rispetto alla centralità dell’uomo.

Quando crea un’opera quali idee cerca di esplorare e rendere visibili?

Ogni volta credo, e soprattutto spero, che automaticamente si veda la mia mano, il mio cuore e la mia anima… come un marchio di fabbrica. Non c’è alcuna volontà a prediligere un aspetto o l’altro in particolare.

Si sente condizionato da eventuali lavori su commissione o si instaura una forma di collaborazione con il cliente?

Non lavoro su commissione, se non in determinati casi, quando si crea un particolare feeling con il committente, che mi lascia libero di esprimere il mio processo creativo.

Quali differenze culturali ha incontrato nell’apprezzamento del suo lavoro? Viene riconosciuto più in Italia, culla della cultura etrusca, o all’estero magari con una punta di invidia verso l’Italia?

Non colgo differenze di apprezzamento del mio lavoro all’Italia o all’estero. La bellezza è apprezzata ovunque. Piuttosto posso dire che si tratta di riconoscimenti da parte di una nicchia di appassionati, persone colte e intelligenti, di un ceto sociale elevato, che possiedono gli strumenti culturali per capire fino in fondo l’unicità delle mie opere.

Nell’odierna era tecnologica in cui vige il “tutto adesso”, come pensa che riusciremo a mantenere vivo l’interesse delle nuove generazioni (i millenial) verso un’arte come la sua?

 Non sarà facile, perchè viviamo un’epoca di consumi frettolosi e superficiali in ogni ambito. Ma resto convinto che sia possibile: l’arte, nella sua essenza, è eterna e come tale va percepita e custodita dall’uomo.

 

 

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AKELO

The Making of A Contemporary Etruscan Goldsmith

With much gratitude to Master Goldsmith Andrea Cagnetti, an interview with AKELO

 

 

How was your relationship with jewellery-making and what led you to work in the traditional Etruscan style?

Everything started with my love for archaeology, and the arts and sciences in general. Specificlly, I was influenced by Etruscan culture because I live in an area rich in archeological remnants and excavations of this civilisation. Since one of the so-called “mysteries” of  Etruscan culture is the one related to the making of jewelry, I wanted to investigate that aspect both from a technical and stylistic point of view. But, to be precise, my work is not only based on the Etruscan influence; it starts from there, but it refers to all the antique jewellery-making techniques and embraces a period extending from roughly 3000 B.C. tthrough into the Renaissance.

You are known for your solitary, almost monastic lifestyle: Was it a personal choice or is it intrinsic to the discipline and fundamental to expressing your artistic ability?

I like to define mysel as a man of the Renaissance, who wants to  be insular, in his minute workshop (“bottega”) to forge jewellery: all unique pieces, created by my fantasy, but also and an  “heir”, as we say, of the antique techniques. This, moreover, is my way of working. I believe that to obtain significant results you need absolute concentration and dedication, devoid of any type of shortcut or distraction.  I discovered only later, reading alchemy texts, that this lifestyle is bound to many relevant important historical figures, within alchemy and in art and science.

 

 

 

How did your career develop over the years? How did you start and achieve international recognition?

Being born in Corchiano (Viterbo, Italy), of the antique Fescennia, could  not but shape and influence childhood imagination. Already at the age of 6-7, I would walk around those Etruscan tombs, listening, captivated the words of my teacher Gertrude. Among those stones dried by the sun, I dreamt of discovering incredible treasure. I followed these childhood fantasies into adulthood  by studying Greek and Latin literature and, above all, the dazzling discovery of the alchemic knowledge. In particular, I was taken by the Secret Book (“Libro Segreto”) of the alchemist Artephius, who lived, according to the legend, for over 300 years and was the patron of the Rosa-Croce; perhaps the most mysterious brotherhood of western history. Thanks to such deep study of this alchemic knowledge and of the Greek and Latin literary sources, I progressively got closer to jewellery-making which brough into focus, the instruments and the techniques used by the Etruscans, Greeks and Romans to realise their jewel designs, while developing, at the same time, a personal cryptic language. At a certain point of my career, I started presenting my studies and my work to the press, which resonated broadly at an international level and brought with it recognition.

What impact did your work have on your life, or do you believe there is no separation between art and life?

There is not separation; the demarcation line does not exist. At certain level art becomes the life… and without art, living would be difficult.

Today there is an enormous pressure on artists to attend and promote themselves on social media: Do you accept or refuse this type of pressure to be “present” online? And what do you think of the potential negative impact that this pressure may have on the artistic expression?

Obviously, everything is important to promote one’s own art. Though I believe that artists should almost exclusively be occupied by their own work. Today unfortunately, an this is not true only for art, the focus is much more on marketing than on what really counts… to the point where many “artists” commission their own artwork from others, but this is a different story…

 

 

The lovers of beauty always are fascinated by the charismatic personalities of the artists and by the repercussions that these have on their artwork… Does this apply also to your life and your work?

It is impossible for artists to prescind from their own personality, interwoven with emotions, passions, joys and pains, mental states, life experiences… Their art becomes inevitably a direct or indirect mirror of their humanity… And all of this has been true for me as well.

In which measure do you explore the connections between technologies, contemporary instruments and the traditional manual craftsmanship?

Always, every day. But my work is mainly based on the person… on my hands; this makes an art piece alive with a soul… and to me it makes the difference. Obviously, I also use contemporary tools for my sculptures, but this must never overshadow the centrality of being human.

When you create an art piece, which ideas to you try to explore and make visible?

Each time I believe, and above all, I hope, that automatically one can see my hand, my heart and my soul… like a trademark. There is no will to favour one or the other aspect in particular.

Do you feel conditioned by possible work on commission or do you establish a for of collaboration with the client?

I don’t work on commission, but in particular cases, when a specific raport  with the purchaser establishes itself and gives me the freedom to express my creative process.

 Which cultural differences did you encounter in the appreciation of your work? Are you more recognised in Italy, cradle of the Etruscan culture, or abroad possibly with a pinch of envy towards Italy?

I don’t sense differences in the appreciation of my work in Italy or abroad. Beauty is appreciated everywhere. Nonetheless, I can say that these are recognitions from a niche of passioned, educated and intelligent people, of a higher social class, who have the cultural awareness,  to fully understand the uniqueness of my art work.

 

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In today’s technological era in which “ the now” reigns, how do you think we will manage to maintain the interest of the new generations (the millennials) alive towards an art form like yours?

It will not be easy, because we live in an era of hurried and superficial access in every context. Although I remain convinced that it is possible: Art, in its essence, is eternal and as such it must be perceived and safeguarded by mankind.

 

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JEWELS

 

 

SEGIN – Pyx

Year: 2009
Raw material: gold 900/1000 and a sapphire.
Dimension: diameter 4,1 cm; max. height 2,9 cm.
Now in the Museum of Fine Arts of Boston

 

RIGEL – Bracelet

Year: 2000
Raw material: gold 900/1000
Dimension: diameter 6 cm; max. height 3.5 cm

 

CHORT – Pendant

Year: 2002
Raw material: gold 900/1000
Dimension: Diameter max. 9.4 cm.
Now in the Museum of Fine Arts of Boston

 

PRIJIPATI – Pendant

Year: 2008
Raw material: gold 900/1000
Dimension: max height 5 cm; diameter: 4,3

 

TYL – Earrings

Year: 2002
Raw material: gold 900/1000, sapphires
Dimension: height 5 cm; diameter upper sphere 0.5 cm.

 

PRAECIPUA – Earrings

Year: 2009

Raw material: gold 900/1000

Dimension: height trapezium: 4.2 cm

 

 

SCULPTURES (ABSTRACTIONS)

 

CROSS  

2007   Metal treated with oxides       H. 116 cm; W. 80,5 cm; D. 29 cm

ASTRAZIONE #1

1993    Metal with powder coating     H. 48,5 cm; W. 49 cm; D. 18,7 cm

CIRCUIT, THE FLAG #4  

2007    Metal with powder coating     H. 80 cm;  W. 115 cm; D. 11 cm

COLONY #1 

2000    Metal treated with oxides       H. 66 cm.

 

 

SCULPTURES (ANTHROPOMORPHIC FIGURES)

 

ACHILLE

2006    Metal with powder coating     H. 82,6 cm; W. 73 cm; D. 33 cm.

DREAMING #1   

2009    Metal with powder coating     H. 29,5 cm; W. 131 cm; D. 54 cm.

 


Andrea Cagnetti
Akelo
Corchiano (Viterbo)
Italy
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